POS: il Decreto fiscale 2020 conferma i meccanismi premiali per favorire l’utilizzo dei pagamenti elettronici.

L’articolo 22 del Decreto fiscale 2020, come modificato dalla Camera dei deputati, torna nuovamente sui pagamenti elettronici prevedendo misure premiali - ed eliminando quelle sanzionatorie - per chi accetta i suddetti pagamenti..

A partire dal 1° luglio 2020, ai commercianti e ai professionisti, i cui ricavi e compensi riferiti all’anno d’imposta precedente non eccedano l’importo di 400.000 euro, verrà riconosciuto un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per transazioni effettuate con carte di pagamento.

 

Il Governo Monti aveva introdotto, con il “Decreto crescita 2.0” (D.L. n. 179/2012), l’obbligo generale per commercianti e professionisti di accettare, a partire dal 1° gennaio 2014, pagamenti elettronici dai propri clienti (c.d. “obbligo di POS”). L’attuale Esecutivo intende completare l’iter avviato nel 2012, prevedendo un meccanismo premiale per coloro che si adeguano a tale obbligo: un credito di imposta, pari al 30% delle commissioni relative alle transazioni effettuate elettronicamente (i.e. bancomat, carte di credito, di debito e prepagate).

Ma andiamo con ordine.

L’art. 22, comma 2, del Decreto fiscale 2020, stabilisce che tale credito di imposta sia fruibile in relazione a pagamenti effettuati a fronte di operazioni di cessione di beni o prestazioni di servizi nei confronti di consumatori finali effettuate a decorrere dal 1° luglio 2020.

In particolare, l’agevolazione è destinata solo alle piccole Partite IVA, ovvero ai commercianti e professionisti (“esercenti attività di impresa, arte o professioni”) che, nell’anno di imposta precedente, abbiano conseguito ricavi e compensi non superiori a 400.000 euro.

Lo scopo, infatti, è quello di stimolare gli esercenti a mettersi in regola con l’obbligo POS, aiutando le realtà minori ad ammortizzare l’onere delle commissioni.

Nel dettaglio, il credito di imposta:

- dovrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione, mediante modello F24, a decorrere dal mese successivo a quello in cui sono state effettuate le spese agevolabili;

- dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo;

- non concorrerà alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi né del valore alla produzione ai fini Irap;

- non contribuirà alla formazione della misura che dà diritto alla corrispondente deducibilità di interessi passivi o altri componenti negativi di reddito, ai sensi della normativa Ires.

Per quanto riguardo gli operatori che mettono a disposizione degli esercenti i sistemi di pagamento, questi dovranno trasmettere all'Agenzia delle Entrate - in ossequio alle modalità che saranno definite, con apposito provvedimento, dal Direttore dell’Amministrazione finanziaria - le informazioni necessarie alla verifica della spettanza del credito d’imposta.

Infine, come premesso, le misure sanzionatorie inizialmente previste sono state espunte dal testo oggetto di conversione. Ciò significa che, salvo ulteriori emendamenti, gli esercenti che rifiuteranno di accettare pagamenti elettronici non verranno sottoposti alla - soppressa - multa di 30 euro maggiorata del 4% del valore della transazione.  

 

 

Credito di imposta su commissioni pagamenti elettronici (art. 22 del D.L. n. 124/2019)

Destinatari

Commercianti e professionisti che:

  • nell’anno antecedente all’entrata in vigore del provvedimento (1° luglio 2020) abbiano conseguito ricavi per (e non oltre) 400 mila euro (piccole Partite IVA).

Trattamento fiscale

Credito di imposta pari al 30% dei costi delle

commissioni sostenute per ogni singolo pagamento.

Modalità di utilizzazione

  • esclusivamente in compensazione (tramite modello F24);
  • da indicare sia nel Modello Unico relativo all’anno d’imposta di maturazione che in quelli relativi ai periodi d’imposta successivi, fino all’anno in cui se ne conclude l’utilizzo.

Effetti

Il credito di imposta non concorre alla formazione:

  • del reddito ai fini delle imposte sui redditi;
  • del valore alla produzione ai fini IRAP;
  • della misura che dà diritto alla deducibilità di interessi passivi o altri componenti negativi di reddito, ai sensi della normativa IRES ex artt. 61 e 109, co. 5, del Tuir.

Decorrenza

  • 1° luglio 2020.